Giovedì, 18 Agosto 2005 - Sant'Elena, imperatrice  

TERNI E FRATE FRANCESCO
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Convento di Santa Maria di Colle dell’Oro in Terni
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I cinque Santi protomartiri francescani
CONVENTO DI SANTA MARIA DI COLLE DELL'ORO IN TERNI

CONVENTO DI SANTA MARIA DI COLLE DELL'ORO IN TERNI

Terni, Convento di Santa Maria di Colle dell’Oro (cart. inizi ‘900)

 

 

A arra il seicentesco Francesco Angeloni: «In alto colle, ben un miglio dalla città (di Terni) distante, sorge la nobile chiesa di s. Maria dell’Oro, officiata dai minori osservanti Riformati; la quale e il convento istesso con elemosine pie innalzati, riconoscono, secondo si afferma nel citato libro del padre Gonzaga, per primiero loro fondatore il glorioso s. Bernardino da Siena: avendogliene conceduto per prima la licenza con suo Breve Papa Eugenio quarto; e la fabbrica fu condotta nel 1458. E perchè in tempo di Sisto quarto tal convento aprivasi con manifesto indizio di cadere, fu però, con licenza di esso Pontefice, edificato dal pubblico su un altro colle la chiesa e convento di santa Maria delle Grazie (…): ma pertutto ciò anche s. Maria dell’Oro e suo convento furono diligentemente, pur a spese pubbliche restaurati» (F. Angeloni, Storia di Terni, 1646).

La facciata della chiesa di Santa Maria dell’Oro, struttura molto semplice, alquanto rimaneggiata nel periodo settecentesco, conserva ben poco del suo aspetto quattrocentesco; tra l’altro, varie aperture rettangolari ne hanno falsato le primitive caratteristiche.

Il semplice campanile a vela, realizzato con pietra a sponga, rinforzato con pietra viva, è da collocarsi senza dubbio all’iniziale aspetto dell’edificio sacro.

L’assetto attuale dell’interno, ad una navata e due cappelle laterali, è di prevalente impronta secentesca, ma tracce di affreschi di epoca precedente, visibili sulle pareti del coro e della sacrestia, testimoniano che parte dell’impianto quattrocentesco è tuttora conservato.

La navata è coperta da un soffitto ligneo dipinto a falsi cassettoni, ove sono raffigurati busti di “Santi e di Beati francescani”; nel riquadro centrale campeggia la figura della “Madonna sine macula”. L’opera è di evidente sapore secentesco.

Nella parete d’ingresso, su di un soppalco, è posizionato un pregevole organo del ‘700 attribuito a Fedele da Foligno.

Nei due altari della parete laterale sinistra sono collocate due tele ad olio secentesche, raffiguranti rispettivamente: la “Madonna con i Santi Anna e Gioacchino, Francesco e Antonio” e la “Immacolata Concezione con Santi”.

Nel primo altare della parete laterale destra, campeggia un espressivo “Crocifisso ligneo” del sec. XV; nel secondo altare è collocata una “Madonna lignea” di artigianato veneto contemporaneo.

L’ampio arcone a tutto sesto, che divide la navata dal presbiterio creando un falso transetto, è stato affrescato nel 1731 da Giuseppe Viario da Oneglia: vi sono raffigurati due “Santi francescani”. In corrispondenza dell’arco, sulle pareti destra e sinistra, sono collocate, una per lato, due grandi tele secentesche; si tratta di due olii raffiguranti scene di “Martirio di frati” compiuto ad opera dei mussulmani.

Nel presbiterio è collocato l’altare costituito da una lastra di marmo sotto cui, in un urna, è conservata una statua raffigurante il “Cristo deposto dalla Croce”. Superiormente, disegnata dall’artista Colosanti, è stata collocata una copia dello “Sposalizio di Santa Caterina”, di Benozzo Gozzoli (preziosa opera conservata

presso la Pinacoteca civica), donata dalla famiglia Rustici alla chiesa di Santa Maria dell'Oro.

Nel 1943, durante i lavori di restauro della chiesa, nel rimuovere l’altare ci si accorse con sorpresa che, incastrata nella vecchia muratura, si trovava una lastra di pietra calcarea di rozza fattura; si dedusse dovesse trattarsi dell’antica ara, sulla quale aveva più volte officiato lo stesso San Bernardino da Siena. La vecchia pietra non fu toccata e, racchiusa nell’attuale mensa sacra, è tuttora visibile.

Degno di essere menzionato è il tabernacolo in legno ricco di colonnine tortili e modanature architettoniche.

La vecchia sacrestia, locata sulla destra del sacro ambiente, conserva evidenti testimonianze della sua originaria destinazione. Di autorevole pregio è il grosso armadio per paramenti sacri, eseguito in legno di noce nel tardo ‘500; pure interessante è il lavabo in pietra, eseguito molto probabilmente nel ‘600. Dalle pareti affiorano qua e là tracce di decorazione a fresco, coperte da recenti tinteggiature; sono leggibili “Scene della vita di Gesù” e “Misteri del Rosario”, attribuibili al primo ‘600.

All’esterno, oltre a piccoli giardini, trovasi un ampio piazzale circondato da un muro, in parte rifatto, caratterizzato da una serie di nicchie corrispondenti alle Stazioni della Via Crucis, di cui solo alcune conservano brandelli di pitture.


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